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26/08/2019
Diffondere salute, costruendo relazioni

L’esperienza di Nontiscordardimé raccontata al Meeting di Rimini da Francesco Giuffrida, Direttore sanitario della Cooperativa OSA e responsabile progettuale

 

 

Si è parlato di Nontiscordardimé alla quarantesima edizione del “Meeting per l’amicizia tra i popoli” che si è svolto a Rimini dal 18 al 24 agosto 2019.

Nel corso del convegno “Salute è/e carità: periferie lontane e vicine”, tenuto sabato 24 agosto, il dottor Francesco Giuffrida, Direttore sanitario della Cooperativa OSA e responsabile del Progetto ha illustrato l’attività di prevenzione e assistenza sanitaria messa in campo dal 2015 nelle parrocchie romane e presso i campi rom della Capitale in collaborazione con l’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, il Policlinico Gemelli, l’Università Cattolica di Roma e il Vicariato.

Incalzato dal Moderatore Andrea Franzetti, della Fondazione San Giuseppe Moscati di Milano, Giuffrida ha ricordato come “il Progetto rivolto alle persone più fragili che vivono a Roma, soprattutto nelle periferie, cioè bambini e anziani, sia nato proprio da un invito di Papa Francesco rivolto ai Cooperatori di Confcooperative riuniti in Vaticano, nel quale suggeriva di rispondere ai bisogni di salute e di assistenza delle persone più fragili, mettendo in rete le parrocchie, gli ospedali e le strutture di assistenza della cooperazione sociale.”

“Nell’applicare in modo letterale l’invito del papa”, ha spiegato Giuffrida, “siamo stati fortunati perché abbiamo potuto costruire una rete di solidarietà e prevenzione sanitaria concreta, valorizzando le specificità di ogni realtà coinvolta. Così l’ospedale Bambino Gesù ha progettato con la Cooperativa OSA le attività e gestito la parte pediatrica di intervento e prevenzione, che si è realizzata soprattutto nei campi rom con le ASL per le vaccinazioni; il Vicariato di Roma ha fatto da collante con le parrocchie coinvolte; il Centro di Salute Globale dell’Università Cattolica di Roma si è occupato di mettere a punto le numerose campagne di prevenzione; il Policlinico Gemelli ha fornito i medici volontari per le visite agli anziani (per il primo anno questa parte delle attività è stata svolta dai medici della Federazione di Medicina Generale), la Cooperativa OSA si è occupata dell’organizzazione generale delle attività e della logistica. Tutto questo è stato possibile anche grazie al sostegno economico fornito dall’Obolo di San Pietro, dalla Banca di Credito Cooperativo e dal Fondo Sviluppo di Confcooperative che ci ha permesso di acquistare, attrezzare e manutenere le due unità mobili”.

“L’obiettivo del Progetto”, ha ricordato Giuffrida, “è stato soprattutto quello di creare e diffondere salute tra le persone, promuovendo anche la partecipazione attiva nelle comunità parrocchiali. Non ci siamo limitati a fare visite mediche, perché nelle nostre città esistono già delle splendide realtà impegnate nella medicina solidale – penso agli ‘ambulatori open’ di Sant’Egidio, Caritas e Croce Rossa -, ma abbiamo inteso creare una rete sociale di aiuto, che fosse in grado di intercettare e seguire quel gran numero di persone sole, fragili e bisognose, spesso in stato di estrema povertà e senza dimora, che per ragioni varie, comunque, non hanno accesso alle cure e all’assistenza sanitaria.

Per questo abbiamo realizzato molta attività di formazione e appuntamenti informativi per mettere in condizione i volontari delle parrocchie di poter individuare i bisogni di assistenza di questi ‘invisibili’, diffondendo nei territori le buone prassi per tutelare la salute anche tra queste fasce di popolazione a rischio.

Grazie alla collaborazione dei volontari presenti nelle 27 parrocchie romane coinvolte, è stato possibile non solo fornire assistenza in modo continuativo a queste persone, cioè seguirle nel tempo e avvicinarle ai servizi sanitari cui hanno diritto; ma anche sviluppare tra i parrocchiani un sentimento caritatevole di partecipazione che ha consentito di realizzare numerosi appuntamenti di educazione alla salute per sensibilizzare il territorio verso stili di vita salutari.

Questo è forse l’aspetto più rilevante della nostra iniziativa, cioè quello di diffondere salute, costruendo una relazione di comunità tra gli anziani bisognosi e i volontari della parrocchia.”

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